CITY WALLS / ARCHIVE (MAXIM KELLY)

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FUNERALI DA VIVI.

Torniamo agli Archive adesso che il nuovo disco è uscito, un paio di mesi fa. Sempre Maxim Kelly è il regista, questa volta niente bianco e nero.

Il clima è, se possibile, ancora più apocalittico in quanto circoscritto dentro le mura di una piccola cittadina marittima, claustrofobia e cataclisma.

La morte è umanizzata, ha una maschera da gallinaccio parecchio inquietante, un lungo cappotto scuro, “il medico della peste” che produce lo scampanìo continuo di un macabro destino che incombe sui cittadini di ogni età. 

Il carretto, che rievoca i tempi della peste, gira per le strade, lento e inesorabile con i sacchi di sabbia ospitando la bara di un funerale da vivo.

Un ragazzo in particolare attira l’attenzione del mortifero gallinaccio, lo vediamo tra le mura di casa, sulla balaustra di un terrazzo con le gambe penzolanti sul vuoto.

C’è una singolare suddivisione in giorni della settimana, con annunci stile cinema muto.

La comparsa di figure tipiche di un circo precede l’improvvisa ondata che si abbatte sulla cittadina e infradicia tutto.

Preparazione di un matrimonio, arriva la sposa a braccetto con indovinate chi, poi una galleria di personaggi improbabili: un astronauta, un torero, un goffo generale dell’era sovietica.

Scene che sfuggono ad un senso cronologico, in contrasto con i giorni che scorrono in perfetto ordine. Delle istantanee un po’ random, da un fungo nucleare in miniatura ai tre crocifissi di divina memoria.

Tutto si chiude con una foto di gruppo incorniciata e già ingiallita quando viene appesa al muro; il gallinaccio è l’ultimo, ovviamente, a uscire dalla scena.

ARCHIVE. MAXIM KELLY. 2026.

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