ADDICTED TO LOVE / CICCONE YOUTH (KIM GORDON)

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ADDICTED TO KIM GORDON

Vi faccio vedere un brutto, brutto video. Brutto perché datato e underground. Brutto e così datato e mal messo che non so nemmeno se il link che metto avrà lunga vita. Non esiste un link ufficiale ma solo alcune sparse testimonianze non autorizzate di feticisti d’epoca che si sono presi la briga di lanciarlo in rete.

Kim Gordon! La ragazza più impertinente e bella della musica degli ultimi 40 anni, a un certo punto decide, insieme al compagno di vita e di band Thurston Moore, di mettere in piedi un progetto bizzarro e divertente: Ciccone Youth. Ciccone, come la famosissima Louise Ciccone, Youth, come la loro famosa band.

Questo progetto è una specie di riunione di amici. Dentro, oltre loro, ci trovi membri dei Dinosaur Jr., dei Minutemen, perfino dei Black Flag. Sembra più gente che dopo scuola si è ritrovata in un garage a tirare su qualche pezzo più che un progetto musicale. Un’operazione unica questa. Viene fuori nel 1988 con un solo disco, “The Whitey Album”, che è un oggetto strambo, ironico, storto, pop e anti-pop allo stesso tempo.

Dentro ci trovi pezzi famosissimi degli anni ’80 rifatti come se li avessero trovati per terra, un po’ graffiati, un po’ sabotati. Tra questi c’è chiaramente la cover di “Get Into The Groove” di Madonna, per chi non lo sapesse Ciccone è il vero cognome di Madonna. Pare che i Sonic Youth abbiano sempre avuto una sorta di fascinazione per Madonna. Poi, la Ciccone e il duo Gordon/Moore sono in realtà dello stesso posto e hanno frequentato gli stessi ambienti newyorkesi, la stessa scena musicale. Rifare le sue canzoni in maniera informale, sporca e quasi punk, era un po’ come ritornare a casa, rivendicare quasi un orgoglio di quartiere.

Dobbiamo mettere in conto che la Kim Gordon non è solo una musicista: è anche una mente critica. Negli anni ’80 e ’90 scrive per riviste d’arte, muovendosi tra teoria e pratica, tra musica e arti visive. Il suo sguardo era chiaramente politico, anche quando sembrava distruttivo e alternativo. È uno sguardo femminista ma non fatto solo di slogan facili: piuttosto un lavoro continuo di smontaggio dell’immaginario collettivo e standardizzato. Quello che oggi critichiamo facilmente, cioè lo sguardo maschile che costruisce la donna come oggetto, lei lo aveva già individuato e preso di mira all’epoca e nelle sue produzioni. Non a caso nei suoi concerti indossava una T-shirt con su scritto “Girls invented punk rock, not England”. Piccola nota: all’epoca c’era una diatriba (quasi inutile) dove Inghilterra e America rivendicavano entrambe l’invenzione del punk. La Gordon, sosteneva che il punk è nato dalla sofferenza delle minoranze e la minoranza più bistrattata erano le donne. Ecco l’origine dalla frase…

Arriviamo al dunque.

Nel 1986 esce il videoclip di Robert Palmer per il brano “Addicted to Love”: uno dei video più iconici degli anni ’80. Lui impeccabile, elegante, fermo. Dietro di lui, una falsa band di modelle tutte uguali: vestite di nero, truccate allo stesso modo, immobili, robotiche, bellissime. Suonano, ma non suonano davvero. Esistono, ma come repliche, evidentemente come decorazione.

È un video perfetto, patinato, edonista. Fatto di un’estetica minimalista, leziosa ed erotica. Un video azzeccatissimo soprattutto per quegli anni lì. Ed è anche un perfetto esempio di quello sguardo maschile: la donna come superficie lucida, intercambiabile, silenziosa e che abbellisce un ambiente.

E qui entra in scena Kim Gordon. La sua risposta è geniale perché è povera e brutale. Semplice e azzeccatissima.

Povera letteralmente.

Nel disco di questi improbabili Ciccone Youth, ci trovi dentro anche la cover di questa “Addicted to Love”. Il brano è rifatto in modo brutale e rozzo, spogliato da quella patinatura quasi fino a sembrare un insulto. Ma la parte più interessante è il video che ne viene fuori. Kim Gordon si era incisa praticamente da sola quel brano e in modo bislacco: era andata a registrare questo pezzo in un karaoke cinese, sopra la base rifatta. Poi era andata ai grandi magazini Macy’s (quelli sulla 34esima strada a New York) che all’epoca avevano una sorta di spazio video clip dove mettevi in un grande schermo le tue immagini e davanti ci ballavi e ci facevi quel che volevi, tipo: fatti da te il tuo video clip. Lei si fece riprendere mentre cantava la canzone incriminata con dietro che scorrevano immagini reali di guerra del Vietnam, di distruzione e di morte. Il contrasto viene fuori agghiacciante e critico.

Capito il gesto?

Dove Robert Palmer costruiva un’estetica levigata e seducente, lei inserisce il rumore della storia, della verità, dello schifo umano. Dove c’erano corpi femminili perfetti e muti, lei mette se stessa: presente, imperfetta, consapevole. Dove c’era il desiderio, lei mette il conflitto.

Non è una parodia: è un sabotaggio… è stare contro.

Il risultato è questo video sghembo, quasi inguardabile. L’effetto visivamente è più simile a quello di un’opera d’arte contemporanea, di una performance da galleria e alla patinatura e sfolgorante ricchezza degli anni ’80 della produzione di Palmer, Kim Gordon risponde con impertinenza e una spesa totale di 19 dollari.

Ebbene sì! Quella che voleva essere una facile ed affascinante canzone sul non poter fare a meno dell’amore, viene trasformata in un piccolo manifesto contro e là dove si parla di seduzione e assuefazione emotiva lei mostra la verità e cioè la volgarità della vita.

E in effetti lo è. Perché “Addicted to love”, detta così, sopra le immagini del Vietnam, non è più una frase seducente. Diventa una domanda. O peggio, un’accusa.

Quindi mi scuso. Mi scuso di aver portato un brutto video. Brutto davvero: tecnicamente povero, visivamente sgangherato, anche un po’ noioso se vogliamo dirla tutta. Ma sono contento di avervi mostrato questo piccolo reperto archeologico. Non perché sono colto o perché studio la storia della musica ma perché, allora c’ero e ne sono testimone diretto e ogni tanto, tra una musichetta carina del passato piena di belle donne e una cabina karaoke da 19 dollari, vale la pena ricordarsi da che parte si stava.

CICCONE YOUTH. KIM GORDON. 1988

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