PICNIC BOY / THE RESIDENTS (ERIC NORDHAUSER)

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COLTELLI E ALTRE BUONE MANIERE.

Ecco un video che mi ha fatto aver un piccolo cortocircuito mentale. È un video che ho ricercato nella memoria e che per lungo tempo ho collocato nei miei giorni da liceale, quando la televisione era l’unica finestra sul mondo e Video Music il mio santuario laico dove cercare segni di vita intelligente.

No! Era tutto sbagliato. Nel cercarlo e trovarlo, ho scoperto che la memoria, come spesso accade, trucca la verità: il brano è del 1980, ma il video, a differenza di come credevo, è stato realizzato molto dopo, nel 2004. Ad un certo punto, negli anni Ottanta, ho avuto la cassetta dell’album (sai cosa è? Serviva per fare musica… ). Il DVD l’ho visto parecchio tempo dopo. Eppure, nella mia testa, tutto coincideva. Ero convinto di aver visto quel video da ragazzino ed ero convinto che la fascinazione che volevo descrivere fosse quella di allora e non una falsa memoria attuale…

Comunque sia, “Picnic Boy” nasce dentro un progetto che già nel titolo è una dichiarazione di guerra: “Commercial Album” (1980 appunto). Quaranta brani da un minuto ciascuno. Una caricatura della musica commerciale compressa nel suo formato ideale. Se la pubblicità impone la brevità come legge economica, loro la trasformano in sabotaggio formale.

Il videoclip, diretto da Eric Nordhauser e pubblicato nel 2004 nel DVD “Commercial”, non è un documento d’epoca come pensavo di ricordare ma un’operazione di ricostruzione stilistica. Digitale che imita l’analogico. Collage simulato. Artigianato ricreato. Nostalgia in forma di mimesi critica.

La narrazione è elementare e di impatto: una fiaba crudele. Un gatto antropomorfo, elegante e vagamente radical chic, convive con il Picnic Boy in un appartamento asettico. I personaggi sembrano ritagliati da riviste dimenticate.

Fuori, bambini e bambine armati di coltelli affilati percorrono la città. Non sono caricature buffe: sono presenze rigide, fredde, quasi burocratiche nella loro violenza. Quando il ragazzo esce di casa l’assalto è rapido. La carneficina è veloce e spietata, la storia è cattiva e disturbante. Il finale non offre catarsi. È una filastrocca senza morale.

La cattiveria di questo video è fredda e chirurgica. Cerca lo shock in una favoletta per bambini in una versione fratelli Grimm extreme. Sessanta secondi. Nessuna psicologia. Nessuna giustificazione. Solo un meccanismo.

Ed è qui che si manifesta l’eredità più autentica dei Residents: l’uso dell’infantile come dispositivo destabilizzante. L’immaginario è quello dell’illustrazione per l’infanzia, ma il contenuto è sabotato dall’interno. L’horror è realistico e concettuale allo stesso tempo. È la violenza della forma breve. È la crudeltà compressa in formato pubblicitario.

Il perbenismo viene colpito in due punti precisi. Il primo è quello estetico. Nella rinuncia alla levigatezza, scegliendo l’approccio goffo. Le giunture si vedono. I movimenti non sono fluidi. L’errore è esibito come scelta. Il secondo è nel racconto, dove la figura del bambino, normalmente protetta e sacralizzata, diventa agente di violenza. Nessuna pedagogia mischiata a nessuna redenzione. È un cortocircuito deliberato contro l’idea che l’intrattenimento debba consolare.

La forza dell’operazione sta nella coerenza con la sperimentazione originaria del gruppo negli anni Ottanta. I Residents hanno sempre lavorato per smontare i meccanismi della cultura popolare: identità mascherata, narrazione frammentata, uso sistematico del grottesco. “Commercial Album” riduce la canzone a slogan. Picnic Boy riduce la fiaba ad aggressione.

Il video, anche se cerca di sembrare datato, anche se sulle spalle ha i suoi bei 20 anni, è attuale e colpisce il centro. Provoca, destabilizza, diverte per maleducazione e sfacciataggine. In quest’epoca che predilige la provocazione controllata, l’ironia certificata, la trasgressione sponsorizzata, questa violenza minuta resta sorprendentemente intatta.

Mi sembra che questo meraviglioso e orrendo video tenti di dire che l’arte può essere sgradevole, che può rifiutare il comfort, che può mettere in scena bambini con coltelli senza chiedere scusa.

Sessanta secondi bastano.

Il resto è pubblicità.

THE RESIDENTS. ERIC NORDHAUSER. 2004.

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