
IN UN’ETERNA RICERCA.
La band di oggi è attiva dal 2001, si chiamano The Ocean o, come preferiscono definirsi, “The Ocean Collective”. Non parliamo certo di un gruppo fisso con la classica storia di quattro amici cresciuti insieme, quanto piuttosto di un nucleo attorno a cui ruota un numero variabile di musicisti. Il tutto è nato in uno dei principali snodi della musica europea: Berlino.
Il collettivo racchiude molte anime; post-metal, in uno stile che fonde l’emotività del post-rock con la violenza dell’alternative metal, arricchito da passaggi prog, affondi doom, tocchi elettronici e il fascino per i campionamenti. I loro dischi — ben dodici fino a oggi — sono spesso dei veri e propri concept album a 360°, curati in ogni dettaglio: dai suoni ai testi narrati, fino alle grafiche, ai video e ai visual dei concerti.
Questa è la fortuna di avere un collettivo così ampio e talentuoso. Il video in questione è l’anteprima del nuovo album, in uscita questo autunno, ed è stato girato da Craig Murray. Murray è un vero e proprio artigiano visivo, capace di spaziare dai videoclip musicali per nomi del calibro di Mogwai e Converge, fino alle animazioni per campagne promozionali, alla fotografia e alla direzione artistica.
In mare aperto galleggia una astronauta; le onde si ribaltano ripetutamente e, dentro la tuta, un essere umano lotta per rimanere a galla e guadagnare la riva. Con lenta determinazione, la donna riesce a raggiungere la spiaggia. Si inginocchia sulla battigia, le mani a terra a cercare l’equilibrio dopo un lungo viaggio a gravità zero. Con calma si toglie il casco e si guarda intorno, come alla ricerca di qualcosa: forse un oggetto smarrito, o probabilmente una forza che la sta chiamando a sé. Si alza in piedi e inizia il suo cammino.
Insinuandosi tra alberi fitti, raggiunge un anfratto: una piccola grotta scoscesa in cui si addentra lentamente, con sospetto. Preme i tasti di un dispositivo interstellare (?) che ha sul petto e continua a esplorare l’oscurità. All’improvviso viene colta da un forte spasmo.
Mentre getta la testa all’indietro e agita le braccia, la sua ombra si deforma, trasformandosi in lunghi tentacoli: che qualche oscura presenza l’abbia finalmente ghermita? Qualcosa in lei sta cambiando. Quando esce dalla grotta è stremata. Si inginocchia, poi inizia a strisciare, come se avesse perso le forze o fosse in grave carenza di ossigeno. Sopraffatta dagli spasmi, si rannicchia a terra in posizione fetale, ormai in bilico tra la vita e la morte, tra l’adattamento e la fine. In preda alla disperazione, sembra quasi nuotare nella sabbia finché, travolta da un dolore lancinante, sviene.
Al suo risveglio, sudata e distesa al suolo, si ritrova in una grotta enorme e profonda. Si muove incerta, con lo sguardo stordito. Si rimette in piedi e si avvicina a una figura che ricorda un santone dell’antica India, seduto in profonda meditazione. Gli si siede di fronte con sguardo inquieto. Quando lui solleva la testa, rivela due occhi completamente bianchi; poi spalanca la bocca, da cui fuoriesce una luce accecante che tramortisce la protagonista.
Ora il suo volto appare come maciullato, privo di lineamenti, ridotto a un magma colante. La sua mente vaga più che mai, rivivendo una serie di continui risvegli. Abbiamo assistito a una missione di risveglio spirituale o solo a un terribile incubo? Difficile dire quale sia la chiave di lettura corretta. L’unica certezza è che Craig Murray ha dato vita a un video dalla narrazione potente e inquieta, supportato da un montaggio e da una fotografia eccellenti.
THE OCEAN. CRAIG MURRAY. 2026.


