
SIAMO I RIBELLI DEL DESERTO.
I Tinariwen proseguono la loro carriera musicale festeggiando, in questi giorni, i 25 anni dal primo disco. Fedeli a se stessi, continuano a proporre una personalissima miscela di chitarre rock e blues, intrecciate a ritmiche e andature puramente Tuareg: quello che per molti rappresenta solo la punta dell’iceberg della nuova musica sub-sahariana. Perché che noi lo vogliamo o meno la musica africana si sta facendo sentire sempre di più nel mondo underground. Negli anni la band ha collaborato con i TV on the Radio, il chitarrista dei Wilco, Warren Ellis (violino ufficiale di Nick Cave e Dirty Three) e perfino i Sunn O))). Insomma, siamo di fronte a una grande dimostrazione di stima a 360 gradi da parte del mondo musicale.
Il video di oggi è un delicato cartone animato, moderno e ben eseguito, che riproduce alla perfezione i vestiti tradizionali dell’Africa Centrale. Si distingue per l’uso sapiente di colori saturi e per una “poesia grafica” curata da Axel Digoix, già responsabile di decine di video di animazione in cui mette la propria creatività al servizio di ogni progetto, dai grandi marchi ai documentari indipendenti.
La storia vede due fratelli muoversi fra montagne di macerie. Trovano per caso una cassetta e, non appena la inseriscono nel mangianastri, il loro entusiasmo esplode: iniziano a ballare mimando l’uso di strumenti, mentre sullo sfondo passa un’enorme jeep militare. Ne scendono soldati incappucciati che intimano loro di andarsene e, con un colpo secco d’anfibio, distruggono il mangianastri. Il bambino reagisce scagliando un sasso al volto di un militare, mentre la sorella scappa via di corsa.
Successivamente, vediamo un camion stracolmo di persone e sacchi: davanti c’è un bambino con il volto gonfio e pestato, a cui la sorella mostra una piccola pietra preziosa. In pochi fotogrammi assistiamo alla crescita dei due ragazzi, inizialmente seduti accanto al mangianastri rotto e poi durante le incursioni militari, mentre lei accudisce il gregge di capre e lui ne vende il latte, dedicandosi col tempo a lavori sempre più faticosi. Diventano adulti: forse rifugiati, forse solo “vittime” di guerra, o della mancanza di famiglie e/o continue rivoluzioni, più o meno sante.
Un giorno, al mercato, il protagonista riesce finalmente a comprare la sua prima chitarra elettrica usata. Di notte, mentre i militari pattugliano le strade, il ragazzo si ritrova in una casa con alcuni amici per suonare. Quando i soldati sono ormai vicini a scoprire l’infrazione, i fratelli sono costretti a fuggire lungo una grande strada, inseguiti dai militari. Per seminare gli inseguitori spengono i fari e si avventurano fuori strada, orientandosi nel deserto con la sola luce delle stelle.
Lì incontrano un altro gruppo di persone e si fermano a suonare con loro. Qualcuno registra la traccia con un telefono e, in breve tempo, la musica raggiunge tantissimi giovani, portando loro gioia. I due fratelli diventano musicisti a tutti gli effetti: bruciano la jeep con cui erano fuggiti e iniziano a viaggiare in autostop, portando con sé solo le chitarre. Infine, un grosso gruppo di “ribelli della musica” raggiunge con un convoglio di mezzi un palazzo in costruzione abbandonato. Qui montano un palco e iniziano a suonare liberamente, circondati da una folla felice e finalmente libera.
Penso che con questo video ci stiano cercando di raccontare le difficoltà e peripezie del volersi esprimere liberamente quando tutto intorno a te il mondo sembra organizzato per non lasciare spazio a nulla che non sia controllato o pre-confezionato.
TINARIWEN. AXEL DIGOIX. 2026.


