
METAMORFOSI SOTTO LE STELLE.
Infanzia e adolescenza trascorsa in una modesta famiglia in un piccolo paese tunisino col rovello di imparare a suonare il tradizionale oud, Dhafer Youssef ha approfittato di ogni istante per interiorizzare la musica del suo ambiente e in particolare la sacralità del canto tipico dei muezzin, grazie a una stirpe di cantori tra i parenti che lo hanno aiutato a temprare il talento vocale sui testi del Corano e la possibilità di dar sfogo alla sua potente voce dall’alto dei minareti durante l’invito alla preghiera.
Giusto il periodo di una tiepida formazione al Conservatorio di Tunisi per poi lasciare la sua terra e arricchire l’esperienza musicale a Vienna, dove in un locale crocevia di musica internazionale si è potuto misurare con esponenti della musica jazz e di quella classica contemporanea, ponendo il suggestivo strumento a corde come ago della bilancia tra la musica d’Oriente e d’Occidente.
In seguito, tra mille spostamenti e residenze, tour mondiali e dopo aver pubblicato diverse incisioni, il settimo album in studio “Birds Requiem” – che secondo il compositore è quello che più tende allo “spirituale”- ha riscosso un enorme successo di pubblico e la rivista DownBeat lo ha inserito tra i più influenti 10 album jazz del 2013, nominando lo stesso Dhafer tra i 20 migliori cantanti del genere.
Il video realizzato dagli illustratori Zaza e Zein per “Whirling Birds Ceremony” poggia idealmente sull’intreccio, in perfetta armonia tra il virtuosismo della voce di Youssef e il clarinetto di Şenlendirici, mentre il pianoforte impressionista di Randalu “dipinge un quadro di rara bellezza”.
Il tratto delicato e cangiante in forme biologiche stilizzate, si arricchisce ad ogni sequenza lungo una linea narrativa enigmatica e poetica senza tempo, rivelando di volta in volta fiabesche trame in un continuum metamorfico che si spinge sempre oltre, tra i labirinti di architetture impossibili e una scalinata senza fine in direzione di cieli stellati dove si manifesta una figura informe che si tramuta in uccello librandosi nell’aria dopo aver abbandonato l’opprimente metaforico guscio.
Un disegno fluido che si sviluppa su fondo chiaro, fatto presumibilmente a matita o a china su carta e che prende forma e si scompone all’istante attraverso un intreccio di linee sinuose ora abbozzate, ora più definite, dove a tratti pare di percepire qualche figura più riconoscibile che si staglia su fondali bui, fino a svanire subito tra le tante transizioni di tipo organico o astratte, dalle quali si materializzano le varie fasi dal tocco onirico di una personale interpretazione della figura umana, percepibile nei dettagli solo nell’epilogo in cui si scorge un profilo che immobile ammira una lontana città notturna.
DHAFER YOUSSEF. MOHAMMAD ZAZA & BASHAR ZEIN. 2013.



Bel video🙂