
SACRO DELIRIO.
C’è chi sogna poco e, quando lo fa, in genere si ritrova catapultato in scenari quotidiani o comunque prossimi alla sfera dell’ordinario.
Altri, invece, per dote innata o chissà per quali psicanalitiche ragioni, quando dormono riescono a far galoppare l’inconscio a briglia sciolta, collezionando immagini e creazioni mentali che lascerebbero basiti i più accaniti fruitori di LSD.
In pochi, però, possiedono i mezzi, le capacità e la visione d’insieme per tradurre un sogno, per assurdo che possa apparire, in una concreta forma d’arte messa a disposizione del pubblico.
L’italo-australiana Bianca Censori appartiene a tale ristretto gruppo, e il video che ha diretto – al suo debutto registico, nientemeno! – ne è la prova tangibile.
Facendo tesoro del proprio background professionale come architetta e artista performativa, la novella videomaker mette in scena un vero e proprio show del bizzarro, facendo coesistere nell’angusto spazio di un ambiente religioso, qui riadattato a palcoscenico onirico, una sarabanda di archetipi junghiani e icone della cultura pop, mescolati e alternati col gusto satirico di chi ama giocare con metafore e simbologie.
Roba che, a raccontarla, pare appunto partorita da un io sognante vittima di un sonno particolarmente agitato!
O al massimo da un barzellettiere con qualche drink di troppo in circolo…
Del resto, lo sperimentalismo hip-hop del brano firmato da Kanye West, marito della stessa Censori, e da Travis Scott, intriso com’è di riflessioni introspettive tra spiritualità, fama e rinascita personale, ben si presta all’erraticità visionaria e spesso apertamente sarcastica del clip.
L’impianto minimalista dell’opera di Bianca, girata in una singola inquadratura a camera fissa, ambientata all’interno di una piccola chiesa semispoglia e cromaticamente dominata dal bianco, cela in realtà uno studio meticoloso e complicatissimo degli spazi e dell’azione, tra certosine coreografie attoriali e sfruttamenti scenografici teatralmente mirati – si consideri a tal proposito l’importanza del finestrone sullo sfondo.
I personaggi che popolano questo inusuale zibaldone di sacro e profano vengono chiamati a emergere di volta in volta dal background, per interpretare a turni alterni i loro determinati – e spesso strampalati – ruoli. L’occhio dello spettatore si ritrova, pertanto, in continua attività, costantemente impegnato a cogliere nuovi movimenti, riconoscere volti noti, formulare impensabili teorie interpretative al fine di razionalizzare ciò che di logico sembra avere poco o nulla.
Mentre un minuscolo coro gospel batte le mani e canta accompagnato dagli inaudibili sermoni del predicatore, la candida chiesetta si fa sfondo di stravaganti siparietti persi a metà strada tra un cortometraggio surrealista e una gag dei Monty Python.
Un ometto passa dietro la finestra portando con sé un grosso crocifisso, un cavaliere in armatura con tanto di destriero entra in chiesa e rende omaggio al sacerdote, due poliziotti prendono per le spalle una suora e la portano via in stato di arresto…
E siamo solo a cinquanta secondi di video!
Nessuno degli individui presenti pare in alcun modo impressionato dagli strani avvenimenti che si succedono: non dalla reginetta di bellezza portata in trionfo, né dalla coppia di astronauti giunti a smascherare Kanye West in persona (in verità un alieno sotto mentite spoglie), né tanto meno dal falso extraterrestre in giacca e cravatta che, toltosi la maschera per rivelare il volto del co-autore Travis Scott, convola a nozze con ben due mogli in una sola volta!
In un’ascesa di dissacrazione delle tradizioni e degli stendardi della religione organizzata, assistiamo ai blasfemi giochi di prestigio di un mago la cui Bibbia sputa fuoco, alle marachelle di un bambino che spegne la candela dell’altare e fa cadere a terra una torta nuziale platealmente finta, alla pacata partecipazione di un sosia di Michael Jackson seduto in ultima fila…
Alla fine, l’intera comitiva segue in processione i tre sposi all’esterno dell’edificio, lasciando la stanza semideserta. Gli unici a restare, a questo punto della cerimonia, sono le figure più umili apparse in scena: il coro gospel, una silenziosissima signora a bordo inquadratura, i due chierichetti addetti all’apertura delle porte, una bambina vestita di azzurro rimasta seduta in disparte per tutto il tempo…
E, dulcis in fundo, arriva pure l’ometto col crocifisso al seguito, che solo adesso si mette a sedere in prima fila, a fianco del suo amato Cristo ligneo.
Chissà, in un simile marasma di incoerenza e futile spettacolarizzazione, forse sono loro le uniche persone in grado di godere di un sincero e profondo legame con la fede…
Ma sottotesti spirituali a parte, l’estetica rigorosa e l’ipertrofica inventiva di questo micro-capolavoro di “what-the-fuckismo” grafico metterà artisticamente d’accordo atei e credenti!
YE FEAT. TRAVIS SCOTT. BIANCA CENSORI. 2026.


