BLOODSPORT / MARUJA (LIGHT IN THE TOWER)

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UN BANCHETTO SANGUIGNO.

L’improvviso rullo di percussioni che apre il brano colpisce lo spettatore come una raffica di mitra; la scia di immagini e fotogrammi che si inseguono sullo schermo con rapidità subliminale, intervallati da flash luminosi a un passo dalla crisi epilettica, proiettano tale violenza acustica nella dimensione visiva.

Si tratta di figure in bianco e nero, estrapolate da illustrazioni antiche e da dipinti macabri, tra universi di morte e disperazione, creature diaboliche e anime dannate, partorite dalla fantasia di artisti che di certo han saputo far tesoro dei testi biblici e dell’opera di Dante.

Ebbene sì, è una realtà inequivocabilmente infernale quella evocata dai britannici Alex Orosa e Jake Thompson, il duo creativo meglio noto col nome di Light in the Tower, che per onorare il singolo dei connazionali Maruja, al loro primo album in studio, si abbandonano all’ispirazione stilistica di un delirio febbrile.

Alternando montaggi frenetici e repentine pause contestualizzanti, in modo conforme al ritmo brutalmente singhiozzante della canzone, la coppia di registi immortala una disturbante vignetta destinata a profanare la ritualistica sacralità da sempre attribuita all’atto del mangiare.

Come nella parodia demoniaca di un pasto eucaristico consumato in solitaria, assistiamo al terrificante banchetto di uno strano individuo, la cui faccia resta celata da uno spesso velo durante l’intera scena.

Come lo scienziato tramutato in uomo-mosca in “L’esperimento del dr. K”, il nostro misterioso commensale, seduto a una tavola illuminata da decine di candele, si porta alla bocca nascosta le pietanze servitegli in scodelle sparse, avventandosi su di esse con foga ferina.

Grande forza espressiva proviene dalla fotografia, che privilegiando le tonalità calde, dai rossi purpurei alle sfumature più claustrofobiche del giallo ocra, rimarca nettamente le venature sataniche del siparietto.

I giochi di riflessi luminosi danno opprimente risalto alle superfici lisce e liquide, lucide e metalliche, alimentando un senso generale di angoscia che l’associazione mentale all’idea del sangue appena versato e l’atmosfera diffusa di religiosità deviata acuiscono inesorabilmente.

Essenziale, a tal proposito, la centralità della sequenza ricorrente di un volto umano che letteralmente sembra sciogliersi in una densa pozza di liquame corporeo, fino a ridursi in teschio.

L’alternarsi tra la disgustosa abbuffata dell’anonimo “Parassita” – come viene senza mezzi termini accreditato dagli autori – e la scarnificazione progressiva della maschera antropomorfa, suggerisce l’azione mostruosa di succhi gastrici intenti a consumare un pasto degno di Hannibal Lecter!

Pietanza dopo pietanza, è solo nel finale del video che il divoratore – presumibilmente – cannibale si scoprirà il viso, rivelando nientemeno che una testa di maiale!

L’animale vorace e volgare per antonomasia, l’orwelliano Napoleone che ha finalmente completato la sua metamorfosi in bestia umana, il Belzebù fagocitatore che corrompe e assimila la società…

D’altronde – che si tratti del suino marcescente di “Il signore delle mosche”, dello spaventoso verro visto in “The dancing pig” del 1907, del demone Jodie di “Amityville horror”, o delle maschere porcine che, da “Motel hell” a “Saw” – L’enigmista, infestano il cinema del terrore da tempi immemori – tra diavoli e maiali il legame è decisamente stretto, secondo la cultura popolare.

Bisogna però dire che qualche vegetariano non sarà poi così infastidito all’idea che, per una volta, è il prosciutto ad avere la meglio sul salumiere!

MARUJA. LIGHT IN THE TOWER. 2025.

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