ORDER FROM CHAOS / MAX COOPER (MAXIME CAUSERET)

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COSÌ PICCOLO E SPLENDIDO.

Chi difende la teoria secondo cui Madre Natura è stata la prima vera musicista del creato, troverà una prova a favore nell’incantevole composizione creata da Max Cooper in un momento di preziosa ispirazione concettuale.

L’artista inglese – come racconta egli stesso – si è reso conto per puro caso che la pioggia battente sulle finestre del suo appartamento stava dando origine a un abbozzo ritmico, che ha deciso di registrare avvicinando il microfono al vetro.

Dopo aver elaborato la mappatura del suono – continua Cooper con tecnica meticolosità – ha sistemato i vari beat in uno schema ritmico preciso, trasformando le gocce d’acqua in una drumming track.

Aggiungendo via via diversi livelli di suono e vari riff elettronici, oltre agli eterei ritagli vocali di Kathryn DeBoer, il compositore ha così dato vita a un brano strumentale straordinariamente evocativo, un climax acustico che richiama l’idea di nascita e l’atto di emergere, intesi in verso intimamente naturalistico e per certi versi persino spirituale.

Come perfetto coadiuvante di tale concept, il video messo insieme in quattro mesi dal visual artist Maxime Causeret traduce in forme, e soprattutto in colori, l’intero crescendo armonico, così come l’impronta vitalistica con cui il medesimo è stata formulato.

Causeret parte dalla riproduzione astratta di innumerevoli gocce pluviali che a poco a poco invadono lo schermo nero.

Quasi fossero i corrispettivi in animazione 3D dei cortometraggi di Man Ray e Duchamp, le variopinte sagome si susseguono vorticosamente davanti a un intangibile buio scenografico, accalappiando lo sguardo del pubblico in un complicato gioco di scambi cromatici e di caleidescopica frattalità.

Da questo ipnotico exploit di visionaria creatività, l’artista passa progressivamente a rappresentazioni molto più riconoscibili del regno animale e vegetale ai suoi primi stadi, ragionando in senso microscopico.

E così, servendosi delle inesauribili magie dell’animazione al computer, Causeret mette in scena simulazioni più o meno realistiche di particelle sub-nanometriche, microorganismi autoreplicanti, cellule e primordiali forme di vita in fase di crescita.

Una coreografia di segni, linee e tinte fluorescenti, che dal caos preliminare si agglomerano poco per volta in un ordine definito.

Il quadro che ne esce – sottolinea ancora il preciso Cooper – rimanda alla collaborazione tra i piccoli elementi biologici, alla frenetica coesistenza di minuscoli sistemi che, riproducendosi e operando insieme, garantiscono la formazione e la sopravvivenza di organismi sempre più complessi.

Ma è anche una manifestazione di instancabile competizione tra le parti, in cui ogni piccolo sistema cerca di reagire ai progressi di quelli che gli stanno intorno, stimolando così il processo di sviluppo individuale e, di riflesso, anche universale.

E dunque, muovendosi tra batteri e mitocombri, l’energia animatrice di Causeret giunge infine a esseri macroscopici quali celenterati e fiori, permeando il video di suggestioni panteistiche e offrendo una sorta di metafisica dignità artistica alla biologia computazionale, la stessa materia in cui Cooper si è – guarda caso – laureato prima di dedicarsi alla musica.

Sbalorditivo notare come un’opera tanto intrinsecamente sintetica ed essenzialmente digitale non solo riesca a infiltrare negli animi idee così profondamente esistenziali, ma sia addirittura partita da quanto di più lontano possa esserci da un computer: una semplice e naturalissima giornata di pioggia.

Per la cara Madre Natura un Grammy Award alla carriera, prego!

MAX COOPER. MAXIME CAUSERET. 2016.

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