
LE CUPE FIABE DELL’ETÀ ADULTA.
C’è qualcosa di atavicamente perturbante, medievisticamente fascinoso, sanguignamente poetico nel video realizzato da Remy Lamont per i londinesi Shjrunken Heads, una piccola e macabra opera realizzata nell’arco di alcuni mesi durante il lockdown, in maniera praticamente clandestina, eludendo le autorità per ovviare alle restrizioni logistiche.
Il regista attinge al campionario immaginifico del cinema horror d’autore di stampo femmineo, cogliendo la dimensione onirica e la radicale sottigliezza fiabesca di un genere che, da “Fantasie di una tredicenne” di Jaromil Jireš a “In compagnia dei lupi” di Neil Jordan, ha sempre dato una rappresentazione parimenti cupa e ammaliante ai turbamenti adolescenziali e alle paure puberali delle sue virginee eroine.
Si respira il distacco dall’infanzia all’età adulta, ma anche la profonda scoperta di sé e della propria forza di donna, in un mondo popolato da mostri in agguato che si nutrono di innocenza, spaventosi e pericolosi, ma quasi sempre destinati a soccombere alla riscossa delle loro prede, in un’ambigua identificazione tra le figure di carnefice, iniziatore e vittima.
Sospeso nell’aura di un incubo febbrile, il clip descrive le angosce notturne della protagonista, immobilizzata a letto dai sintomi di una paralisi del sonno in piena regola: le membra bloccate, lo sguardo terrorizzato in cerca di una via di fuga, l’inesorabile approssimarsi di una minaccia intangibile che prende presto le sembianze di ombre evanescenti, presenze inquietanti, demoni oscuri.
Avvolta dall’evocativo sound elettronico del brano, nella dark vibe di certe sperimentazioni synth anni ’80, la ragazza osserva impassibile la sua stanzetta deformarsi e tingersi di climi funerei, quasi come se un refolo di morte le stesse sibilando nelle orecchie.
Magari proprio quella “petite mort” dietro il cui tetro nome si celano reazioni fisiologiche dell’essere umano decisamente più vitali e piacevoli.
Gli occhi della giovane si rovesciano come in una friedkiniana possessione, mentre la camera viene invasa da un mucchio di mostriciattoli di color carbone, con occhietti maligni e denti appuntiti.
Si tratta in realtà di curiosi burattini creati da Josie Maprayil, il cui look buffo, carnevalesco e allo stesso tempo minaccioso crea un link spirituale tra i programmi televisivi per bambini e i trip lisergici andati male.
Questi surreali sgorbietti che somigliano alle controfigure surreali dei gremlin di Joe Dante gorgogliano e canticchiano attorno alla loro inerte ospite, preparando il terreno per creature dall’aspetto sicuramente meno puerile.
La prima di esse è una terrificante fanciulla che, sporca e disumanizzata come si palesa, sembra appena uscita da qualche film esorcistico della nuova generazione. Gattonando addosso al corpo immoto della protagonista, l’indemoniata finisce per vomitarle sul volto un liquame nero dagli effetti presumibilmente allucinogeni: un altro disgustoso step in quello che sta concretizzandosi in tutto e per tutto come un rituale di passaggio.
Il rituale prosegue in un bosco, luogo favolistico per eccellenza, dove l’iniziata si muove sperduta come una novella Biancaneve, osservata dai pupazzi infernali che fanno capolino da dietro i tronchi degli alberi.
E se Cappuccetto Rosso incontrava il lupo cattivo, qui la nostra incappa in un misterioso individuo coperto da un costume piumato, con tanto di maschera ornitomorfa, perfetta coesistenza simbolica di Diavolo e salvatore.
Dopo averle concesso una comunione pagana, l’essere si avvia con la giovane tra le braccia verso uno specchio d’acqua, per battezzarla una volta per tutte, in quello che molto probabilmente sta passando per la testa della spaurita allettata come uno stranissimo sogno “umido”.
Parafrasando in qualche modo il finale del The witch di Eggers, questa sorta di pennuto Belzebù abbandona la sua candida neo-accolita nella tenebrosa culla del torrente, lasciandola assopita e spiritualmente rapita, come alla fine di un intenso capitolo di quell’ancora lungo libro chiamato vita.
E se vissero tutti felici e contenti, lo si vedrà allo spuntar del sole.
SHJRUNKEN HEADS. REMY LAMONT. 2021.


