
“ASSALTI FRONTALI”.
Ho scoperto il mondo perturbante di Gilla Band quasi per caso. Stiamo parlando del gruppo che agli inizi si chiamava Girl Band – un nome fuorviante per quattro ragazzi molto confusi originari di Dublino. Nel corso degli anni la capitale irlandese sembra essere diventata il centro creativo del mondo musicale occidentale, il luogo dove si produce la musica più radicale e destabilizzante del momento. Parliamo di Kneecap, gli ormai ultra pop Fontaines D.C., ma anche di progetti più legati alla tradizione irlandese reinventata in chiave moderna, come i Lankum e Junior Brother.
È stata una scoperta difficile da digerire. All’inizio mi è risultato quasi impossibile ascoltare una canzone per intero, figuriamoci un album completo. Il livello di distorsione va ben oltre lo sperimentale, è disperazione industriale pura, un manifesto per tutta la gioventù disaffezionata che ha perso il contatto con la realtà e il senso dello scopo della vita. Sconcertante ma totalmente assuefacente.
“Giraffe” è il singolo estratto da “Pugnello”, il quarto album in studio della band, uscito alla fine di settembre tra recensioni entusiastiche. Per il video che lo accompagna, non esiste una sinossi lineare. Il concetto, messo a nudo, è una finestra aperta sulla mente di una persona alle prese con problemi di salute mentale, una visione esplosa, febbricitante, compulsiva, di una mente sull’orlo del precipizio, la mente del cantante e compositore Dara Kiely. La recente diagnosi di schizofrenia di Kiely è menzionata apertamente sul disco, con una franchezza che, in un panorama in cui lo stigma è ancora pervasivo, richiede un coraggio non comune.
Davanti ai nostri occhi si materializzano i pensieri apparentemente casuali e disconnessi che popolano incessantemente la mente dell’autore. Oggetti più o meno riconoscibili fluttuano nell’aria in un continuum rallentato, ossessivo, senza fine, mentre la voce di Dara enuncia i suoi pensieri in un ordine che sfida qualsiasi logica narrativa. Ci sentiamo ruotare nell’aria come se fossimo all’interno del cestello di una lavatrice, accompagnati da un rumore assordante, costantemente colti di sorpresa dai ritmi mutanti, un assalto frontale di un macchinario impazzito che sembra essere stato pensato per creare una mostruosità tecnologica.
Campioni di sangue, lattine di Coca Cola, un bulbo oculare indipendente, che galleggiano nell’aria sfidando la forza di gravità. Un DVD, un pollo spennato da cartone animato si aggiungono al circo volante, mentre una quantità enorme di pillole ruotano nell’aria alimentando l’output creativo. Nella sua litania sconnessa Dara include un riferimento ai buoni pasto, forse un accenno alla vita dell’artista in difficoltà economica, nonostante l’apparente successo, e ammette persino di essersi fatto beccare a rubare le idee di Mark E. Smith dei The Fall. Anche Paul McCartney e i suoi Wings ottengono una menzione. A quanto pare l’ex Beatle è diventato emblematicamente “cool” per le nuove generazioni. Quanta parte delle parole enunciate siano frutto di pensieri originali e quanta invece sia il prodotto rigurgitato della pubblicità costante diventata colonna sonora delle nostre giornate? Qualunque cosa sia, Dara sta, sarcasticamente, citazione pubblicitaria, “loving it”.
Mentre gli oggetti danzano davanti ai nostri occhi, la musica trapana incessantemente il cervello, e le opere visive di Dara entrano nel quadro ritmicamente, colorando l’esperienza in una visualizzazione più fedele possibile di una mente iperattiva e maniacale. Cambio di ritmo improvviso, lo sfondo passa dal cielo blu alla notte totale, il giorno lascia il posto all’oscurità, e con essa la possibilità di distinguere gli oggetti che fluttuano e ruotano sullo schermo diventa ancora più remota. Il principio rimane lo stesso, anzi la notte è forse ancora più violentemente attiva nell’incessante accavallamento di pensieri e frasi incompiute che popolano la mente creativa.
Dara ci lascia con l’immagine di una figura femminile esasperata che lo insegue con una spazzola in mano, presumibilmente una figura materna che gli intima di mettersi una giacca adatta per chissà quale occasione, un ragazzo nato per ribellarsi alle regole della società, scatenando l’ira di chi lo ama. L’immagine si ripete all’infinito nelle parole tese del protagonista.
E la giraffa del titolo? Quasi del tutto assente dalla visualizzazione. “A daft giraffe telling tall tales”: a chi si potrà mai riferire? Il video suscita più domande che risposte. “No perfect people like you, sleeping in drains.” Le parole di Dara risuonano stranamente familiari. Poche band riescono a catturare il disagio disfunzionale che permea l’esperienza umana di questi tempi con questa onestà feroce e questa lucidità disturbante.
GILLA BAND. CHANTHILA PHAOPHANIT & CUAN ROCHE. 2026.


