
DANZA ATTIVATRICE D’EMOZIONE E CONOSCENZA.
Non sono l’unica a sapere che una delle principali funzioni delle emozioni estetiche è favorire l’esercizio dell’intelligenza emotiva. Questo tipo di esercizio fatto da noi osservatori quando facciamo un’esperienza artistica facile facile come guardare un video, consente di prendere confidenza con tutti gli aspetti dell’intelligenza, rendendoci evidente quanto importante sia la sua componente viscerale ed emozionabile a cui si aggiunge pure il merito di facilitarci la vita. Inoltre, tutti ne parlano: artisti, semplici pensatori e filosofi e ultimamente anche eminenti scienziati. Le emozioni ordinarie, la finzione e le emozioni estetiche sono entrate anche nel linguaggio di quei camici bianchi della neuro-psicologia che ora si dedicano interamente all’estetica. La cosa interessante che stanno studiando è che è possibile imparare dalla finzione, dall’osservazione attenta e dai neuroni specchio e che l’esperienza estetica può essere considerata una specifica modalità della conoscenza. Tutti sono convinti, dati alla mano, che le emozioni preparano l’organismo a far fronte a eventi rispetto ai quali il soggetto valuta se sono in gioco i suoi scopi personali oppure no e se è il caso di renderli attivi e operanti. Nella sua forma tipica, il processo può anche prendere l’avvio da una semplice valutazione affettiva, associativa, automatica, perfino inconsapevole, per poi assumere la forma della valutazione complessa basata su tutte quelle credenze simboliche che non sapevamo nemmeno di avere.
Ecco, nel video dei Girl Band secondo me accade tutto questo. Anzi, più il video è sobrio, praticamente scarno, e più si mettono in azione quelle emozioni estetiche che mi permettono di fare quel prezioso esercizio di cui parlavo poc’anzi. La danzatrice peraltro è una garanzia e a questo proposito, un video di una band di Dublino come questa, dalla musica indie-rock piuttosto aggressiva ben si associa ad una danzatrice che nel 2021 è vincitrice del Leone d’argento alla Biennale di Venezia e potrebbe essere la palestra giusta per capire se le nostre emozioni stiano preparando il nostro organismo oppure no.
Ho la sensazione che dal punto di vista del gruppo, avere a che fare con una danzatrice e coreografa nord-irlandese come Oona Doherty, sia stato un’esperienza importante. Che sia stata una specie di componente in più della band che con la sua forza e la sua carica umana definita dalla giuria della biennale “controcorrente” non è detto che sia proprio facilissimo. Anzi, ho l’idea che con lei, il gruppo abbia dovuto confrontarsi con una performer capace di imporsi nel suo voler realizzare un video esattamente in questo modo, perfettamente rispondente al suo mood sempre fuori dalle regole, capace di affinare e dare personalità ad ogni gesto con una modalità forte, attoriale e coraggiosa.
Negli ambienti colti della danza, si parla di lei come performer poco ortodossa capace di raggiungere il pubblico dei non addetti in qualsiasi occasione e di coinvolgere nelle sue performance i non danzatori, la comunità locale, così come giovani o gli anziani senza alcuna difficoltà. Lei chiama a raccolta tutti noi e osservandola ci accorgiamo che guardare non è più un atto automatico e impersonale, ma un movimento dell’emozione. Un movimento che è un esercizio non sempre facile, di fronte al quale non sempre abbiamo la forza di stare o il coraggio di accettare.
Che lei sia coraggiosa e senza filtri invece, lo vedi subito sin dalle prime immagini. Sulle prime ci sentiamo un po’ spaesati da quest’atmosfera un po’ vacillante, inquieta e azzurrastra da ospedale psichiatrico. Subito dopo i suoni urlanti ora appaiono e poi scompaiono e si muovono senza alcuna pietà intorno alle parole e al viso di questa donna. Quando finalmente la batteria entra in azione e sentiamo l’urlo del cantante Dara Kiely siamo già dentro la dimensione forte e coraggiosa che dicevo prima.
La musica del gruppo, rumorosa e pulsante, a volte perfino pesante dentro la nostra psiche intrattiene con questi gesti una vera e propria battaglia per l’occupazione dello spazio della nostra attenzione e del nostro ascolto. Non resta che osservarci osservare e magari aver fiducia. In questo modo, potremo testare se abbiamo avuto davvero a che fare con quella particolare forma della conoscenza.
Girl Band, Bob Gallagher, 2019


