NOTHING HAPPENS TWICE / GURRIERS (THOMAS JAMES)

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FOLIE À DEUX.

Quella del Doppelgänger è una figura così inquietantemente emblematica, così variegata nella sua pregnanza di significati, che non stupisce di incapparvi nei campi più disparati, dalla letteratura alla filosofia, dalla psicologia all’arte, dalle leggende popolari alle pseudoscienze, dalla cultura pop agli studi occultistici.

Potendo contare su un bagaglio immaginifico così ricco e semanticamente profondo, il videomaker Thomas James fa buon uso di effetti visivi e di una smaccata sensibilità dark per comporre un fascinoso quadretto di angoscia sociale e alienazione onirica, indovinata controparte visiva del tumultuoso brano dei Gurriers.

Gli evocativi cromatismi dell’uggiosa campagna irlandese fanno da sfondo perfetto a una vignetta vivente radicata nella tradizione del folk horror, tra il perturbante corredo cerimoniale di un’indefinita ritualità pagana e il crescente senso di accerchiamento che costituisce l’ossatura del popolare genere.

Protagonista della scena è una ragazza bionda dal viso incupito e sospettoso, che suole passeggiare da sola per le semideserte vie di una cittadina rurale sotto lo sguardo inquisitorio degli ambigui paesani.

Precisamente, di coppie di ambigui paesani…

Coppie perfette!

Sembra infatti che ogni singolo abitante della zona viva in simbiosi col suo sosia, scambiando con esso vacue conversazioni, conducendo insieme al proprio clone un’esistenza apparentemente priva di stimoli, vuota e immobile come quella di un fantasma.

Un mondo statico, dominato da un’armonia fittizia che ha soppresso definitivamente il concetto di individuo, in cui si è andato a perdere il senso stesso di umanità.

Un mondo che, considerate le fonti d’ispirazione della band per quanto concerne la stesura del testo, sembra riflettere quell’incubatrice di impersonalità globale che è l’Internet, con tutti i suoi bot e le sue fittizie reti di comunicazione di massa.

Ma teorie del tecnocomplotto a parte, ci basti al momento sapere che la giovane girovaga fa quel che può per evitare le occhiatacce dei suoi appaiati avversari. Cammina in lungo e in largo, avvolta da una persistente coltre di oppressione e incomprensione, come se nessuno dei doppi possa o voglia comprendere il motivo della sua riluttanza a sottostare alle assurde regole di questo universo.

E pensare che le basterebbe davvero poco per arrendersi alle tacite insistenze e accettare il nuovo massificante ordine sociale: di tanto in tanto, infatti, la nostra riceve la visita della sua stessa sosia, che senza proferire verbo pare invitarla a unirsi a quel grande gruppo.

Ma come il William Wilson di Edgar Alla Poe, o Roger Moore in “L’uomo che uccise se stesso”, la sventurata ragazza sa che è molto meglio evitare contatti con un Doppelgänger, specie se si intende mantenere intatta la propria integrità psichica.

Integrità che, nel suo caso, pare comunque già seriamente compromessa, vista la quantità di pillole che la poverina ingurgita tra un allucinato incontro e un altro.

Sola valvola di sfogo al quotidiano tormento cui è sottoposta, è una frastornante danza liberatoria consumata all’interno di un pub poco affollato, di fronte ad altri personaggi spaiati – ma chissà ancora per quanto… – che la osservano con scarsa partecipazione e apatico stupore.

Infine, la nostra amica tenta di rifugiarsi all’interno di una chiesetta, ma si ritrova faccia a faccia con la sua copia: senza neanche il conforto di quell’ultima spiaggia che è la fede, ormai consunta da questo sfibrante giochino mentale, si piega con disperazione davanti a un’evidente sconfitta.

Nell’ultima scena, la vediamo in compagnia dell’implacabile gemella a un raduno di cloni, che secondo le norme imposte da classici cinematografici del terrore campagnolo quali “The wicker man” e “Kill list”, si sono raccolti attorno a un falò indossando spaventose maschere e pesanti trucchi dai sentori stregoneschi.

La tentennante e miserevole giovane si vede costretta a seguire i muti consigli del suo nuovo gruppo, avvicinandosi alle alte fiamme, in quello che somiglia a un fatale rito di passaggio alla nuova dimensione.

Il videoclip, con la sua interruzione improvvisa, lascia tuttavia adito a una speranza, al pronostico di una rivolta in extremis che porterà la bionda eroina a fuggire da quell’inferno terrestre, riconquistando la propria posizione – unica e irripetibile – nel mondo in cui “niente accade due volte”.

GURRIERS. THOMAS JAMES. 2026.

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