HEY BOY HEY GIRL / THE CHEMICAL BROTHERS (DOM&NIC)

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NESSUN PRIVILEGIO SOPRAVVIVE AD UNA RADIOGRAFIA.

Siamo scheletri che camminano. Il resto è tutta messa in scena.

Passiamo la vita a truccare l’impalcatura, mascherare i difetti, camuffare quel che non va e del quale ci giudichiamo brutto. Ci impegniamo un sacco per migliorare quel che la natura, a volte ingrata, ci ha dato e quindi tanta palestra, rimandare la resa dei conti, diete che affamano in favore di una promessa di giovinezza eterna, creme miracolose che tirano la pelle per tenere a bada anche il tempo. Curiamo l’apparire e purtroppo anche l’apparenza con una dedizione religiosa che non riserviamo a nient’altro, di sicuro non alla salute mentale o alla gentilezza o alla capacità di creare un mondo migliore. No! quella nuova ruga stamani è un dramma morale più della fame nel mondo. L’immagine è diventata l’unico dio che nessuno osa bestemmiare.

E allora ci convinciamo che i ricchi siano fatti di una materia diversa, che i potenti abbiano muscoli più forti, che i belli e i famosi abbiano vinto una scommessa biologica contro il decadimento. Applaudiamo (ma anche invidiamo con impegno) chi è in bella vista, chi brilla, chi occupa spazio sui social come se occupasse spazio nella storia. Ma sotto lo smoking, sotto il filtro, sotto il siero anti-età da mille euro, c’è sempre la stessa identica cosa: un’architettura di calcio e fosforo che aspetta solo di essere restituita alla terra. Il conto economico dell’universo non fa sconti a nessuno, nemmeno a chi ha il jet privato.

Ecco, è dura sentirselo dire, come anche dirlo e ammetterlo però, ma è così: siamo solo scheletri che camminano. La carriera, il successo, le vacanze chic? Primeggiare, farsi notare, conquistare e essere sempre, straordinariamente sicuri di sé? Essere dei vincenti? Certo, ma poi alla fine, siamo poco più che scheletri che camminano.

Ma non serve la filosofia o la mistica sopraffina per dirlo, basta un videoclip di ventisette anni fa. Sì, un ormai antico video dei Chemical Brothers ce lo può suggerire al ritmo frenetico della musica elettronica di “Hey Boy Hey Girl”. Il video da un quarto di secolo, uscito nel 1999 dalla mente dei registi DOM&NIC, racconta esattamente questo, solo con più stile di filosofia e mistica. Il racconto inizia con una bambina in gita scolastica. Guarda un libro di anatomia e già questo suggerisce il concetto. Un compagno bastardo la spaventa con un teschio al museo. Lei cade da una scalinata, si frattura il polso, le fanno una radiografia: nasce il trauma. Da quel momento in poi vede tutti come se fossero ossa nude. 

Lei, nel video, ha questo potere. Come quegli occhiali comprati per posta che promettevano di far vedere le donne nude (se non li conoscete siete troppo giovani) lei, vede le persone nella loro essenza, spogliate da orpelli, estetiche, cura del corpo o difetti fisici. Vede solo gli scheletri delle persone. Come macchine, come strutture ingegnose e ben progettate. Ora nel video è una ragazza adulta davanti allo specchio, il suo corpo si smaterializza in scheletro. Vediamo, tramite i suoi occhi, una coppia che fa sesso in bagno e che diventa una danza grottesca di femori, clavicole e costole. Un tizio che si sente fighissimo e la corteggia al bar perde il volto e si vede solo la sua mandibola in movimento. In pista, nella sala da ballo, l’intero locale è popolato di scheletri che ballano, felici, sudati, vivi, ma nel senso più ironico possibile della parola.

Il colpo di genio è che il video non la tratta come una malata. La sua vista ai raggi X è quasi un privilegio, un potere: vede quello che tutti gli altri, occupatissimi a scegliere la maglietta giusta, si rifiutano di vedere.

E qui il video, senza esibirlo mai apertamente (o forse in modo inconscio) ci consegna tipologie differenti di scheletri, cioè visioni dell’esistenza diverse che vale la pena notare perché non sono la stessa cosa. C’è lo scheletro “memento mori”, quello che ci ricorda che il sesso, la seduzione, la carriera, i selfie sono attività a tempo determinato, fatte da, come dire, corpi in affitto. Poi c’è lo scheletro “maschera rovesciata”: di solito la carne nasconde le ossa, qui accade il contrario e con questa nudità sparisce tutto ciò che ci rende splendidi e riconoscibili: il trucco, l’espressione, lo status per lasciare solo il minimo comune denominatore biologico, lo stesso per il barista e per il miliardario. C’è “lo scheletro liberazione”: lo scheletro della morte, in pista, non interrompe la festa, la accompagna come in una splendida ed energica danza macabra (questa è una citazione colta) che si scioglie nel ritmo fino a diventare quasi comico. E infine c’è “lo scheletro livella”: in discoteca ognuno si veste, si muove, si atteggia a splendido ma visti come ossa, siamo tutti drammaticamente uguali. Nessuna gerarchia sopravvive a una radiografia.

Noi non ci pensiamo mai! È qui che vale la pena fermarsi un istante a pensare, anche se a suggerircelo è solo un videoclip decisamente molto pop, perché durante il giorno non ci pensiamo mai. Corriamo, litighiamo, inseguiamo risultati, vinciamo e perdiamo confronti e discussioni, ci indigniamo per una notifica e quasi mai ci fermiamo a registrare che il cuore sta battendo in questo preciso momento, che il sangue circola senza che nessuno gliel’abbia chiesto, che abbiamo già respirato, dalla nascita a oggi, qualcosa come 420 milioni di volte, quasi mezzo miliardo di respiri regalati senza che ce ne accorgessimo. Pensiamo all’azione e mai allo strumento che la rende possibile. Ce ne accorgiamo solo quando le cartilagini iniziano a consumarsi o le ossa a scricchiolare e cioè solo quando il corpo, stufo di essere ignorato, ci manda il conto.

Tutto il resto, il traguardo, la promozione, i likes, il vestito nuovo, ci scorre addosso senza lasciare il segno. La vita ci passa attraverso mentre guardiamo altrove: lo specchio, il feed, qualsiasi cosa non sia questa semplicissima, imbarazzante verità biologica: siamo vivi è chiaro, ma solo per ora…

Terribile no!? Vista così è veramente molto più dura da mandar giù. Ecco perché “Hey Boy Hey Girl” è più di un videoclip da discoteca anni Novanta con un gran basso: è un memento mori travestito da hit da club, con la faccia tosta di essere anche divertente. Balla bene ma mentre balla ti dice che stai ballando dentro il tuo stesso scheletro. Nessun filler te lo può togliere, nessun conto in banca te lo può comprare, nessun follower te lo può nascondere.

Quindi la prossima volta che qualcuno vi guarderà dall’alto in basso, per il vestito, per il 730, per l’ambiente che frequenti o chi sei diventato in tanti anni di impegno e lavoro, ricordatevi di questa bambina inglese con il polso fratturato: sotto il giudice, sotto la persona di successo che vi guarda dall’alto in basso, sotto il bel vestito, sotto il filtro, sotto qualsiasi sussiego c’è la stessa identica impalcatura che avete voi. Diversamente vestita, ugualmente destinata alla polvere. E allora tanto vale ballare, già che ci siamo, gli scheletri del “Ministry of Sound” (storico locale dove è girato il video) lo hanno capito più di vent’anni prima di noi.

THE CHEMICAL BROTHERS. DOM&NIC. 1999.

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