
HEART OF DARKNESS.
Cosa spinge un attore all’apice della fama come Heath Ledger a riprendere una canzone composta anni prima della sua nascita per farne un video? Un rapporto viscerale e profondo con la musica, il riconoscersi in un’anima persa nell’abisso della depressione. Una fine tragica vissuta pochi mesi dopo aver ripreso queste immagini intense.
Telecamera alla mano, Ledger ci accompagna nelle sue peregrinazioni in un mondo privo di colore. Le riprese sembrano pennellate su una tela desolata – fuori fuoco, in continuo movimento impressionista. Il selciato bagnato dalla pioggia, i corridoi senza fine, il protagonista in perpetuo movimento. Una mente che non riesce a fermarsi, che esaurisce le energie nel tentativo disperato di trovare la pace, il riposo che sfugge, inafferrabile, effimero. L’insonnia che Ledger ha documentato negli ultimi anni della sua vita si legge in ogni fotogramma.
Immagini prive di gioia, manipolate, rallentate, riprese da punti di vista inusuali. Anche l’apparizione fugace di un padre con un bambino tra le braccia sfuma nella tristezza assoluta del bianco e nero avvolgente. Le sequenze seguono il ritmo del fingerpicking preciso e ipnotico di Drake, la sua voce quasi sussurrata che descrive un cane dall’occhio nero che bussa alla porta; metafora poco velata per la depressione che divora tutto, che conosce il tuo nome, che chiede sempre di più.
“Black Eyed Dog” è una delle ultime canzoni registrate da Drake, un uomo che non avrebbe raggiunto il suo ventisettesimo compleanno. Isolato dal mondo, chiuso nella cupezza della sua mente, frustrato da un’industria musicale che non riconosceva il suo genio. Poche e dolorose le performance dal vivo, il confronto con il mondo esterno sempre più impossibile. La scelta finale di tornare dai suoi, chiudersi nella stanza d’infanzia, e proprio in quella stanza viene trovato senza vita. Nick Drake è stato dimenticato per decenni, per poi essere riscoperto da una nuova generazione di musicisti e artisti negli anni ottanta, e per uno scherzo del destino, idolatrato da un attore australiano ossessionato dagli stessi demoni, che avrebbe trovato la propria fine a pochi mesi dalla creazione di questo video.
Nel video i fotogrammi scorrono imperterriti, sorprendenti mentre la voce insicura di Drake ripete ossessivamente: “A black eyed dog he called at my door. A black eyed dog he called for more. Growing old and I want to go home. Growing old and I don’t want to know”.
E poi arriva il momento che cambia tutto. Nella parte strumentale del brano, Ledger sembra danzare, poggiato su una giostrina girevole si lascia travolgere da una rotazione frenetica, incontrollabile, con la telecamera in una mano, il corpo che gira e rigira su se stesso come un mistico derviscio roteante, gli occhi chiusi, in un abbandono che ha qualcosa di spirituale e qualcosa di disperato allo stesso tempo. È il momento più libero e più terribile del video, un uomo che cerca di uscire da se stesso attraverso il movimento puro.
E poi apre gli occhi. È un momento di rara potenza visiva. Per tutto il video il suo viso è rimasto nell’ombra, lo sguardo sempre basso o celato, gli occhi mai pienamente visibili. Quando finalmente li apre e fissa direttamente la telecamera, è come affacciarsi sull’orlo di un vulcano in eruzione, come guardare negli occhi l’abisso. Un viso scavato, un po’ Nick Drake, un po’ Jeff o persino Tim Buckley, sul quale si legge tutto il dolore del mondo. Un destino già scritto.
Il video che vediamo non è quello ufficiale. È una ricostruzione a partire da estratti trasmessi in televisione all’epoca della morte di Ledger e da altre sequenze trapelate su YouTube e subito rimosse. Il video nella sua interezza è stato proiettato solo in un paio di occasioni, senza mai essere pubblicato ufficialmente. Una sequenza che mostra Ledger in una vasca da bagno è stata ritenuta troppo perturbante, e gli eredi dei due artisti hanno scelto di archiviare il tutto senza intenzione di renderlo pubblico. Un ringraziamento a @akaNandy su YouTube per averci dato la possibilità di vedere questa ricostruzione poetica, una finestra nel mondo di un’anima tormentata, un altro uomo, un ragazzo che non avrebbe visto la terza decade della propria vita.
NICK DRAKE. HEATH LEDGER. 2007.


