
MUSICA SERVITA CRUDA.
A inizio del 2024 questa band carica su online il primo demo: 3 canzoni per 5 minuti di puro noise-core, un sound standard, veloce e violento. Eppure in breve tempo migliaia di persone scaricano quel demo. Pochi mesi dopo su YouTube compaiono registrazioni dal vivo, e questi video riescono ad accendere ancora più interesse negli ascoltatori. Perché? Perché il quartetto suona ancora una sorta di post-hardcore con profonde slabbrature noise, ma lo fa in modo molto più personale. E questo è bene. Quando perfino le band più violente cercano un pezzo di ritornello per poter essere viralizzate su qualche piattaforma, questi ragazzi fanno il contrario: mischiano lo spoken word con chitarre sognanti/intimiste e attacchi di grande violenza, dove la musica diventa un muro distorto cavalcato dalle urla strazianti della cantante.
Questa musica non ha riff catchy, non c’è niente “alla moda”, non c’è nemmeno un breakdown, son solo quattro ragazzi con tanto da dire. Qui c’è la narrazione a cura di Taylor (che è anche insegnante di scrittura creativa), cruda e secca che parla delle violenza sessuali subite, e la musica è totalmente al servizio di quella narrazione. La sostanza ha conquistato i cuori di migliaia di persone attorno al globo e il passaparola ha fatto sì che la settimana scorsa NME ha dato loro la copertina, e il loro disco non è ancora uscito. Il disco dei PISS uscirà su Sub Pop solo fra una settimana, e col tempo potremo scoprire se sarà il centro di una nuova rinascita sonora o solamente una bolla underground che è montata in questi 2 anni.
Una microscopica stanza dentro una casa giocattolo e a fianco uno specchio pieno di foto incomprensibili, eppure intriganti nel loro bianco e nero molto contrastato. Una ragazzina sta giocando con dei fili, li prende e li taglia. Nel mentre, la mdp si muove sinuosa all’interno della stanza, e qui l’elenco potrebbe essere infinito: a terra ci sono altre foto, pezzi di filo da cucito, scarpe da tap-dance, pile di libri e piccoli pezzi d’arte sparsi, “easter egg” ovvero l’opera che diventerà la copertina del disco della band, un sottotetto inclinato pieno di poster e decine di altri pezzi d’arte, giochi infantili rivisitati. E collage-art affiancata a peluche, un vecchio cellulare a guscio, e la ragazza è seduta sul letto intenta a cucire a mano un nuovo pezzo d’arte, concentrata, con lo sguardo fisso come fosse l’ultima cosa che farà in vita sua, come a incanalare grandi energie in un piccolo gesto.
Testi scritti a pennarello su carta appesi accanto ad altra collage-art casalinga, vestiti lanciati a strati sul letto. La ragazza si siede davanti alla casa giocattolo e continua imperturbabile il suo lavorio su una bambola inquietante dalle proporzioni sfasate. Infine prende quella bambola e la poggia in camera sua; completato il gesto, la ragazza si volta verso la camera con uno sguardo denso di tristezza, di sofferenza e paura. Ovviamente anche il video è un richiamo diretto alla narrazione delle canzoni, e in questo caso cerca di ricreare una situazione che probabilmente è stata vissuta a suo tempo sul serio.
Il video è a cura di Nushi Sharma, una donna di origine filippina che ha una carriera equamente suddivisa tra la produzione di film, la fotografia e quella che chiamerei poster-art. In questo video riesce a mettere a fuoco con grazia tutte e tre le sue passioni: quindi una grande fotografia, un ottimo uso narrativo della camera e una stanza che pare un’immensa mostra di weird-art senza un vero curatore, sparpagliata per ogni dove, sul set di riprese.
PISS. NUSHI SHARMA. 2026.


