
NEL NOME DEL PADRE.
Lo scorso giugno sono stata tra i pochi fortunati invitati al listening party esclusivo del nuovo album di This is Lorelei, “The Singer in My Band”, pubblicato proprio oggi mentre scrivo questo pezzo. L’evento si è tenuto nel “Blue Basement” del “Third Man Records” di Soho, il leggendario negozio di Jack White a Londra. Nate Amos era in persona sul minuscolo palco a suonare qualche brano per noi. Un privilegio raro, reso ancora più prezioso dall’intervista che mi ha concesso qualche settimana dopo – pubblicata su Rumore di Settembre 2026.
This is Lorelei è il progetto più personale di Amos – il primo, quello che viene prima di tutto. Nel corso degli anni ha pubblicato centinaia di canzoni sotto questo nome, per lo più nell’indifferenza generale del pubblico e dell’industria musicale. La notorietà è arrivata altrove, come metà del duo Water from Your Eyes, principalmente come chitarrista e compositore. Il suo alter ego Lorelei ha cominciato a guadagnare terreno solo di recente con “Box for Buddy, Box for Star”, un disco il cui successo ha colto Amos di sorpresa, trascinandolo improvvisamente all’attenzione dei colleghi musicisti che hanno iniziato a citarlo come fonte di ispirazione, fino a una seconda pubblicazione del disco con una serie di artisti di tutto rispetto a reinterpretare le sue canzoni. Le aspettative per un nuovo disco sono diventate enormi.
La risposta di Amos è stata quella di scavare più in profondo, nelle proprie radici musicali, nell’eredità del padre Bob, leggenda del bluegrass, e di creare una raccolta di melodie di orientamento tradizionale, goffe e bellissime, pensate e suonate interamente da lui, come i pezzi di un puzzle musicale perfettamente ricomposto.
“Oh No Now My” è il secondo singolo estratto dall’album. Il video è stato creato da Julia Fernandez, nome nuovo nel panorama dell’animazione e forza creativa a tutto tondo. Anche qui, come nel video dei Low Anthem recensito di recente su queste pagine, la tecnica è la claymation, una tecnica creativa che non smette di sorprendermi. Il set minuscolo creato da Fernandez è un universo in miniatura costruito interamente con materiali riciclati, stecche di ghiacciolo per il pavimento della capanna, schiuma di materasso per gli alberi della foresta, e un protagonista, un umano per il quale la creatrice ha realizzato un gran numero di volti con una varietà enorme di espressioni, a rendere il turbine emotivo che il protagonista attraversa nel sonno.
La storia è semplice. Una figura solitaria, stranamente somigliante ad Amos stesso, si ritira per la notte nella sua capanna di legno nel bosco – un posto che identifico con il Vermont isolato, luogo nativo di Amos. Ma il sonno del protagonista viene interrotto da una luce improvvisa. Sorpreso e ancora assonnato, il nostro uomo inizia a indagare. La luna è piena nel cielo e un coniglio sembra fare scherzi tra gli alberi. L’uomo esce dalla capanna per vederci chiaro ma viene teletrasportato nel cielo dalla luna antropomorfa. Sorpresa, paura, stupore si alternano nei suoi occhi espressivi in rapida successione.
Ma il nostro uomo apprende ben presto che la luna è una figura benigna, non c’è nulla da temere. Il volto antropomorfo si trasforma rapidamente per assumere le sembianze di un coniglio che ricorda vagamente la maschera di “Donnie Darko”, per poi diventare qualcosa di molto più familiare, una versione più anziana del protagonista. Nell’istante del riconoscimento, gli occhi dell’uomo si illuminano di riconoscenza e gioia pura. Ma non appena tenta di abbracciare quella figura – un padre, un nonno, una persona di cui avverte la profonda mancanza – essa svanisce, e il nostro uomo appare in caduta libera, trasformandosi a sua volta nella figura di cui evidentemente è alla ricerca a livello subconscio. Amos, intrigante, ci ammonisce con le sue parole: “When the past comes back you’re gonna go mad”. Nel video, il pensiero di mutare nella versione più vecchia di se stesso è abbastanza spaventoso, tanto da svegliarlo di colpo.
L’uomo si guarda le mani. Ma non è successo nulla. Non si è mai mosso dal suo letto in miniatura. Può tornare a dormire tranquillo. Le ultime note risuonano nelle orecchie – Oh no, now my! – Amos ripete all’infinito e il brano si chiude sul riff di chitarra forse più vicino al suono di “Water from Your Eyes” di tutto l’album, come un filo che collega le due anime di Amos senza che nessuna delle due prevalga sull’altra.
THIS IS LORELEI. JULIA FERNANDEZ. 2026.


