THE KURSK / MATT ELLIOTT (SANDRINE ROMET-LEMONNE)

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MEMORIE DALL’ABISSO.

Nel videoclip di “The Kursk”, Sandrine Romet-Lemonne costruisce un cupo microcosmo acquatico che si muove al ritmo funebre della lunga nenia composta da Matt Elliott. Un’unica inquadratura iniziale (la cabina angusta di un sommergibile, con i letti a castello tipici delle cuccette d’imbarco) introduce un clima di immobilità apparente, un silenzio gravido di tragedia che precede l’inevitabile. L’oblò osserva impotente l’acqua che sale con lentezza inesorabile, come un conto alla rovescia che non concede vie di fuga.

Nella cuccetta superiore, un uomo dorme agitandosi appena, inconsapevole del destino imminente. Una lampadina appesa al soffitto, tremolante e fioca è l’unica fonte di luce: un sole morente che illumina una realtà che ormai sta collassando su se stessa. Man mano che l’acqua invade lo spazio, la stanza esala l’ultimo respiro, pare quasi gonfiarsi e contrarsi al ritmo della voce del lugubre Miserere intonato dall’ex Third Eye Foundation.

Quando il livello sale oltre l’oblò, nel blu lattiginoso compaiono figure umane pallide, indistinte, come fantasmi trascinati dalla corrente. Prendono forma, lentamente, trasformandosi in danzatrici in tutù bianco: un corpo di ballo spettrale che si muove con grazia sotto il pelo dell’acqua. La loro danza è ipnotica, irreale, un sogno che si insinua nella mente dell’uomo addormentato: presenze che non cercano di salvarlo, ma di evocare l’ultima possibilità di soprannaturale bellezza prima dell’oscurità.

Il loro movimento sembra svegliarlo. L’uomo sobbalza nella cuccetta, apre gli occhi e si ritrova immerso nel suo destino: l’acqua ha ormai raggiunto la lampadina, che non può che arrendersi all’oscurità. La cabina è completamente allagata. Egli si getta in un nuoto disperato, spingendosi alla ricerca dell’aria residua, alla ricerca di un’impossibile via di salvezza. Ma presto la fatica lo sovrasta. Il suo corpo si abbandona, rallenta, scivola verso un’inerzia inevitabile.

Romet-Lemonne non ricostruisce la cronaca del dramma del sottomarino russo “Kursk”, la trasfigura in un quadro d’orrore che lascia ammutoliti e affascinati. Il videoclip diventa un requiem visivo, un incubo dai lembi increspati intrappolato tra l’acqua che sale e la memoria dei morti. Con “The Kursk”, la regista accompagna Elliott in un territorio dove tragedia, immaginazione e poesia si fondono, lasciando allo spettatore un’immagine che continua a muoversi dentro di lui, anche dopo che lo schermo si è tinto completamente del nero del lutto.

MATT ELLIOTT. SANDRINE ROMET-LEMONNE. 2006.

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Andrea
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Andrea
9 mesi fa

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