
QUALCUNO HA DETTO “DEPECHE MODE”?
Saranno parecchi a ricordare il video di Enjoy the silence dei Depeche Mode, diretto da Anton Corbijn nel 1990. Lì Dave Gahan, vestito come un re un po’ carnevalesco, se ne andava a zonzo per il mondo con una sdraio sotto braccio, in cerca di luoghi solitari e immersi nella quiete, per potersi sedere in pace, godendo del silenzio.
E nella nostra era frenetica, dove ad aver la meglio è chi grida più forte, dove il progresso fa rima col rumore, a volte è necessario perdere se stessi per ritrovarsi, per riuscire a prestare orecchio alla voce del nostro io che gli stimoli esterni mettono troppo spesso a tacere.
Paradossalmente, è nel nulla della desolazione, nel vuoto della natura, la via di accesso all’essenza del tutto.
L’idea deve essere piaciuta parecchio al regista Arni Thor Jonsson, che ne offre un’interpretazione a suo modo geniale. Nel video che gira per l’islandese Eberg (alias Einar Tönsberg) vediamo il cantante nei panni di un misterioso turista, che reca con sé un bagaglio assai particolare. Sì, molto più peculiare di una sdraio.
C’è chi in vacanza non può fare a meno di portarsi da casa il proprio cuscino o il proprio asciugamano, ma il protagonista è già allo step successivo: a quanto sembra non è in grado di rinunciare al suo prezioso WC.
Per la sorpresa degli addetti ai controlli e dei receptionist, il nostro si presenta inappuntabilmente a ogni tappa del suo percorso stringendo l’amata tazza fra le braccia. E se questo significa pagare un biglietto in più sul pullman o prenotare una stanza d’albergo doppia anziché singola, così sia: ogni centesimo è speso bene.
La trasognata naturalezza con cui l’artista si fa accompagnare dall’ingombrante water durante i suoi vagabondaggi urbani, o l’accenno di diniego mentre osserva il volgare gabinetto del suo bagno privato in hotel, sono piccoli capolavori di umorismo grottesco, il cui effetto è acuito dalle sonorità melanconiche e romanticamente indie della canzone di sottofondo.
Ma Eberg non si lascia scoraggiare dagli sguardi stupiti di chi crede di osservare un povero matto: risoluto e noncurante, prosegue verso la sua ignota meta, fra passaggi in taxi e autostop fortunosi in stile road-movie sui generis, riposando le natiche di tanto in tanto sul sedile del suo adorato vaso. Come un’opera d’arte dada, assiso sopra un WC sul ciglio della strada, a chiedere uno strappo al primo automobilista abbastanza generoso da caricarlo. Diciamolo pure: non sorprende che ad accoglierlo sul retro del proprio furgoncino sia uno strambo viaggiatore che, stando allo sticker sul retro del veicolo, sostiene di aver ucciso Laura Palmer.
Ma la domanda che sorge spontanea è una sola: perché?
La risposta arriva nell’emozionante conclusione: Eberg, prostrato dalla fatica ma sempre determinato, prosegue il suo tragitto a piedi attraverso le alture islandesi, gabinetto in spalla e idee chiare sull’agognata destinazione.
E il gran momento arriva: il cantante arresta il passo, fermo in mezzo al nulla; si guarda attorno appagato, posa a terra il trono d’avorio, cala le brache e infine si siede come un sovrano trionfante a inebriarsi del piacere della calma, espletando i suoi regali bisogni corporali. E il depliant che si mette soddisfatto a leggere ci fa capire che quella è solo una di tante altre mete turistiche per gli amanti della quiete scatologica.
Suvvia, bisogna ammetterlo: quando anche per noi arriva “il momento”, ma voci e frastuoni disturbano la nostra meritata meditazione, quanto ci pare straordinariamente desiderabile il suono del silenzio!
EBERG. ARNI THOR JONSSON. 2009.


